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mercoledì 16 settembre 2020

"In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo" a Ruvo di Puglia


Antonino e la famiglia Di Pinto al completo si presentano in una nuova, importante e splendida cornice. ⛪
Vi aspetto giovedì (domani) alle 19 presso il salotto esterno alla boutique Assenzio (Ruvo di Puglia) in compagnia di Mauro Ieva e di Salvatore Marci 💙
Evento in collaborazione con la libreria L'Agorà Bottega delle Nuvole 💭

sabato 4 luglio 2020

Dark


Questo post è riservato ai miei amici nerd e contiene SPOILER su Dark, serie di punta di Netflix, quindi non leggerlo se non vuoi rovinarti le (brutte) sorprese.👺

Dark è un pacco.
La prima stagione mi è piaciuta tantissimo, la seconda avrebbe forse potuto salvarla la terza, che invece è un pasticcio incomprensibile.

I conti non tornano nemmeno col deus ex machina finale: una fantomatica e mai citata terza dimensione, origine del nodo.

Il plot inizia a imbarcare acqua con la chiusa della seconda stagione, nella quale sbuca la Martha con la frangetta della seconda dimensione: una dura con una palletta tecnologica che pare rubata ad Artemis Fowl che niente sa ma che tutto fa. Come ogni personaggio del resto, che se fosse stato semplicemente fermo avrebbe fatto zero danni.

A un certo punto della seconda stagione si scatena un traffico spazio-tempo-dimensionale che è una follia: il ciclo dei 33 anni (che ci stava) va a farsi benedire, tutti i personaggi si spostano dove gli pare (per bloccarsi in un'epoca ad minchiam) senza usare il tunnel del vento nella caverna di Batman. Qualcuno usa le pallette di Fowl, qualcun altro il pallone antimaterico/particella di Dio/buco nero/materia oscura creato da Adam & soci nel passatissimo. Altri il cunicolo/portale che, ora è aperto, ora è chiuso, ora è in costruzione, ora ancora non esiste. Ah, certo: c'è pure un tunnel di luce e stelline (come e chi l'abbia scoperto non c'è dato saperlo) che mescola escamotage già usati, e bene, in Interstellar e in Twin Peaks.

Andando al sodo.
Mikkel figlio di Ulrich e di Katharina finisce nel 1986, cresce, e nel 2019 (dopo aver sposato Hannah, che ha un nome palindromo non a caso, ed essere diventato padre di SiamoFattiPerStareInsiemeJonas) si suicida.
Ora, se uno ti concede per buona sta "leggerezza" che sfancula l'ABC del paradosso una volta, fattela bastare, no? Non è che poi devi/puoi usare lo stesso meccanismo - per raccontare che l'inzio e la fine sono pari e patta - fino a rendere ogni personaggio padre o nonno (o madre e nonna) di se stesso o viceversa.

Non devi/puoi per almeno due motivi:

1. Beautiful lo fa da 30 anni senza ricorrere ai viaggi nel tempo.

2. Quando arrivano nel futuro o nel passato, i personaggi non hanno perso la memoria, per cui perché mai dovrebbero andare a letto (leggi farsi ingravidare o ingravidare) dai loro zii, amici grandi dei loro genitori o nemici?

Prendi Mikkel.
Non ha certo due mesi, e manco due anni, quando si perde nel 1986, Hannah è la madre del suo amico "dammi il pugno" Jonas, e lui se la ricorda bene: ti pare normale che se la sposa e diventa il padre di Jonas? Lui lo chiama Jonas, quindi lo sa chi diventerà.

Con lo stesso pelo sullo stomaco, Elisabeth - che sopravvive all'Apocalisse ma che non cresce nell'inverno nucleare post 2019 perché se ne va nel 1950 o giù di lì insieme a Noah - sposa il "prete" che aveva incontrato da piccola (quello che le dà l'orologio per sua madre e che potrebbe essere il responsabile della scomparsa dei ragazzini) e dà alla luce una bambina: perché cazzo la chiama Charlotte? Perché sa che diventerà sua madre oppure a suo memento? E poi, perché c'è un'altra Elisabeth (che ha la faccia tumefatta e un occhio orbo ma non se ne scopre mai il motivo) nel 2020? E perché questa va nel passato per rapire la piccola Charlotte in compagnia della grande Charlotte? Per portarla dove? Quante minchia di Charlotte servono per farne una buona?

Ma pure Hannah.
Prima non crede ai viaggi nel tempo, poi sì, poi va a trovare Ulrich negli anni Cinquanta, resta incinta di Tiedemann che vuole farla abortire perché è sposato con una tipa che si fa Agnes la sorella di Noah. Allora Hannah, forse battendo i tacchi rossi come Dorothy de Il Mago di Oz, se la fila nel passatissimo con sua figlia Silji (personaggio inutile/indispensabile che nel futuro incontra Jonas e che se ne va in villeggiatura nel passato, sposa Bartosh e dà alla luce Noah e poi muore di parto dando al buio Agnes) per trovare riparo/consolazione/dimora presso il butterato figlio Adam che però l'ammazza.
Perché. Diavolo. L'ammazza.?.

Voglio sprecare ancora qualche parola su Claudia Tiedemann e sul fantomatico Adam che ho sperato fino all'ultimo fosse Bartosh. O qualcun altro. Magari il poliziotto inutile con l'occhio guercio - e senza un braccio nella seconda dimensione - che fino all'ultimo ci piglia per il culo con l'estate delimortaccisua.

A proposito di Claudia.
La madre di Regina ha capito che il fulcro del ginepraio è la centrale nucleare e i rifiuti tossici sepolti e poi disseppelliti dal commissario più inutile della storia delle serie TV, il fratello del vero Alexander Köhler. Meglio non aprire altre parentesi. Bon, senza colpo ferire, Claudia inizia ad andare avanti e indietro nel tempo, va nel futuro, nel passato, poi nella seconda dimensione e ricomincia tutto daccapo: uccide, consegna messaggi sibillini e progetti che confondono chiunque, soprattutto noi, uccide suo padre, spara alla Claudia della seconda dimensione, pedina e stalkera Jonas per essere sicura che il futuro Adam non faccia altre cazzate romantiche, e fa di tutto perché la storia si ripeta identica a se stessa. E poi, ta-dah! Di colpo capisce che il nodo da sciogliere è in una terza fondamentale dimensione, e che impedendo l'incidente - che fa dare di matto l'orologiaio/scienziato matto - Martha (Eva) e Jonas (Adam) non esisteranno più in nessuna dimensione ma almeno salveranno tutti e quattro i Gatti di Vicolo Miracoli della, credo, terza dimensione. Ma come diavolo fa a saperlo considerando che:

A. È morta.

B. Ha fatto di tutto per sopravvivere e perpetrare il ciclo dei 33 anni. Arriva da una quarta dimensione ai confinissimi della realtà?

A proposito di Adam.
Adam, che è Jonas, è nato da un paradosso come la Martha con la frangetta della seconda dimensione. E vabbè.
Già mi costringi ad accettare il fatto che da tenerone che si spezza con un grissino da vecchio si trasformi in un assassino schizzato, ma perché cavolo i viaggi nel tempo butterano solo la sua di faccia?!? Perché gli altri (Claudia e Martha, in primis) non hanno subito gli effetti distruttivi delle radiazioni come il David Robert Jones del (bellissimo) Fringe?

Le cose sono due: o io non ci ho capito una mazza, oppure non c'è niente da capire. Un vero peccato.
Attori, musiche e fotografia bomba, ma per chi ama le storie decisamente non basta.

mercoledì 3 giugno 2020

Fase II - Hangover




Ieri a Roma s’è festeggiata la nascita della Repubblica italiana insultandola a suon di vaffanculo.
Si sa come sono le feste: “Vado, bevo una cosa veloce, saluto due amici e torno a casa presto, amore”. Ed è subito sbronza.
Quando sei sbronzo marcio non sei in te.
Invii messaggi sgrammaticati e sibillini all’ex-ex-ex-fidanzata che magari nel frattempo è pure morta. Ma mica l’hai uccisa tu. Forse.
Cammini male e sbatti contro nomi, cose e città.
Ti spogli fregandotene del freddo o del fatto che nudo non sei figo come credi.
Non mangi nulla che non sia fritto, grasso e intriso di colesterolo cattivo.
I ricordi diventano desideri, confondendoti.
Non hai paura della morte. 
Sei Ultraman e non più Medioman.
Bevi di tutto pur di non tornare “normale” che d’un tratto sai che i “normali” sono tristi.
Sì, d’un tratto, sai. Tutto.
Urli fortissimo perlopiù frustrazioni.
Se hai il culo di vomitare non realizzi il culo che hai e ribevi, trattando il tuo stomaco come una pezza da piedi.
“Domani” diventa un giorno lontanissimo.
E chi non è sbronzo con te è uno stronzo. Triste ovviamente. E magari pure schiavo.
Ieri a Roma molta gente s’è sbronzata e ha fatto la cacca nei calici ancora vuoti del resto degli italiani.
Spero che in casa non abbiate limoni, beoni.
Che non diventiate il SUV tamarro che ci investe tutti come birilli mentre facciamo la fila a un metro l’uno dall’altro, con la mascherina e l’amuchina in tasca.
Che quando fra un paio di settimane riguarderete i selfie col barman che vi ha versato da bere vinaccio da due soldi vi salga un rutto acido, vi parta una scoreggia vestita e nella vostra testa si scateni un’emicrania laser di quelle che non vuoi nient’altro che passi: Gesù ti prego.
Nulla esiste il giorno dopo la sbronza.
Nulla è vero.
Nulla conta.
A mandarti a fanculo sono i postumi. Che sono necessari, che devono far male, che ti fanno balbettare “mai più” mentre vomiti l’anima de’ li mortacci tua e svuoti l’intestino pregando per un Imodium che non arriva mai e per una mano sulla fronte che trasuda alcol.
Spero che i postumi arrivino e che facciano male solo a voi.
È tutta salute.

#FestadellaRepubblica2020

domenica 29 dicembre 2019

Le Storie di Malusa

Intervista per il blog CAMBIO GIORNO

Iniziamo la nostra intervista presentando Le Storie di Malusadi che cosa si tratta?

Le Storie di Malusa è la mia pagina Facebook: a differenza del profilo che aggiorno ormai pochissimo, la seguo con attenzione soprattutto per raccontare a chi mi segue cosa stia bollendo in pentola... per fortuna c'è sempre qualcosa sul fuoco! Lavoro in campo editoriale da molti anni, nasco sceneggiatrice di fumetto e di graphic novel, e arrivo alla narrativa solo una decina di anni fa. Parallelamente, oltre alla scrittura, ho approfondito grafica e illustrazione. Nella pagina c'è poco passato, tanto presente e un po' di futuro.

In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo: il tuo ultimo libro ha un titolo bellissimo, complimenti per averlo scelto! Spiegaci come ti è venuta l’idea e raccontaci se e quanta musica contiene questo romanzo...

Si tratta di un romanzo al quale ho lavorato per tantissimi anni, seppur a fasi alterne: la prima versione (di non so più quante) risale al 2010; nel frattempo ho portato avanti altri testi – racconti e il mio secondo romanzo NUDPDA Neanche una parola d'amore – più solidi. Nello specifico, questo manoscritto aveva un titolo che non mi convinceva e una struttura narrativa molto complessa che ha richiesto tantissimo impegno. E ricerche. Una di queste mi ha fatto scoprire l'aneddoto che gli ha dato il titolo. Cercando informazioni e dettagli sulla vita di Fausto Coppi (idolo di Antonino, il protagonista) ho letto della Milano-Sanremo del 1946: il Campionissimo prese una volata incredibile e tagliò il traguardo staccando gli altri corridori in gara di svariati minuti. La voce storica dello sport di allora, Nicolò Carosio, non sapendo cosa inventarsi per intrattenere i radioascoltatori disse: “In attesa degli altri concorrenti trasmettiamo musica da ballo”. Storia del ciclismo a parte, in tutte le mie storie c'è musica: su Spotify ci sono le colonne sonore di questo e de La prima donna – una riscrittura bella importante del mio primo romanzo di nuovo in libreria da questo novembre.

Qual è il genere letterario che consiglieresti, quello che più ti piace leggere, anche durante le feste? A quale autore ruberesti il titolo di un libro o di un capitolo... potendolo fare?

Mi piace la fantascienza degli anni Cinquanta, la narrativa contemporanea americana, ma leggo anche libri d'inchiesta sulla “condizione” italiana, e poi apprezzo il genere distopico, apocalittico... amo le emozioni! Queste vacanze potrebbero essere un buon momento per spararsi un (bellissimo) mattone di oltre 1000 pagine – che non bastano mai. – Il quinto giorno di Frank Shatzing, davvero pazzesco. Rispetto al “rubare”, posso arrivare a citare, come nel caso del titolo preso in prestito al buon Carosio, ma cerco di affrontare tematiche quanto più inedite possibili, ponendo il punto d'osservazione in un angolo fino ad allora cieco: se una cosa è stata già scritta, perché clonarla? Io scrivo quello che amerei leggere, non quello che ho già amato. Ovviamente, le contaminazioni sono inevitabili, ma arrivare ad avere il proprio stile, possibilmente unico, dovrebbe essere la sola ambizione di chiunque si professi un autore.

Il romanzo “La prima donna” da quanto tempo è in libreria? Sappiamo che Gabriella prima era Gabriele: qual è l’immagine letteraria che hai usato per spiegare l'importanza del superamento delle apparenze?

La prima edizione de La prima donna è uscita quasi dieci anni fa. All'epoca ero una romanziera acerba e la casa editrice non aveva ancora il ricco catalogo di narrativa che offre oggi: non abbiamo avuto, credo, le capacità di dargli il giusto risalto. L'idea di ripubblicarlo – è in libreria dal 14 novembre – è stata dell'editore, Mauro Morellini: “se ti va di rimetterci su le mani, fai pure”, mi ha detto un annetto fa. E io l'ho preso in parola, prendendomi un tot di mesi prima di uscire con la nuova pubblicazione. Dal 2010 ad oggi ho pubblicato altri due romanzi e tanti racconti, mi sento un'autrice più matura, sicuramente diversa da allora, per cui questa edizione è una vera e propria riscrittura, molto complicata da fare sul proprio lavoro, ma per certi versi naturale. È stato come potare un albero alla fine della raccolta. Superare le apparenze è impossibile, non ci riesce nessuno. Soprattutto chi dice il contrario (“Il mio migliore amico è gay”, “Non sono razzista, MA” eccetera eccetera). Giudichiamo tutti e tutto con uno sguardo, siamo farciti di pregiudizi e grassi di moralismi: quello che possiamo fare è rendercene conto, esserne consapevoli e lottare, ogni giorno, nel tentativo semi-disperato di smussare i nostri angoli, almeno i più spigolosi, per non ferire gli altri.

Parlaci un po’ ti te. Com'è scrivere in Puglia? Tra le tue esperienze, quali consideri la più fortunata e quale la più sfortunata?

Ho continuato i miei studi a Milano e mi ci sono fermata una ventina d'anni. Sono tornata in Puglia, a Bisceglie, da sei: credo di “appartenere” a entrambe le città, come tutto il mio albero genealogico. Si scrive sempre del posto in cui si vive, anche quando la storia è ambientata nel futuro, o è di fantasia. Due dei miei romanzi sono ambientati nelle mie città: Bisceglie e Milano. Che sono legate da un filo rosso come la striscia di plastica che si usa per abbellire gli imballaggi della frutta che da Bisceglie parte per Milano ogni giorno, da decenni. Il mio primo libro – un chick lit dal taglio ironico sulla soap opera (tuttora) più longeva della TV: Beautiful – mi ha fatto guadagnare un'ospitata a Matrix in compagnia di produttori e attori del cast. Credo che quello sia stato il momento più alto della mia carriera! Manco un centesimo, Dio non voglia, ma sai che emozione quando mia zia Maria (non avevo detto a nessun parente della messa in onda, lo sapevano solo i miei BBF) mi ha telefonato per dirmi che mi aveva vista in TV? Credo che quel libretto, 101 motivi per non smettere di guardare Beautiful, per quanto leggero e scanzonato, abbia dato il calcio d'inizio alla fortuna, e quindi anche alla sfortuna: una implica l'altra, tipo yin e yang.

In conclusione, dato l'approssimarsi del Natale, su un ipotetico bigliettino d’auguri ai nostri lettori, che cosa ci scriveresti?

Perché ipotetico? Sono una grafica o una mitomane? ;)



Grazie
Giuseppe Di Summa



giovedì 7 novembre 2019

La prima donna_booktrailer

Un romanzo di Malusa Kosgran per Morellini Editore

Un conto alla rovescia verso il futuro e verso un inizio che comincia dalla fine di qualcos’altro, di qualcun altro. Durante l’operazione che la consacra come la donna che, dentro di sé, sa di essere sempre stata, Gabry fantastica con la stessa intensità di quando tutti la chiamavano Gabriele: un bambino troppo timoroso e spaventato per capacitarsi della propria diversità e per accettare lo spirito libero e anticonformista di Enrico, il suo migliore amico.Ambientato in più paesi del sud Italia dagli anni Ottanta al 2010, La prima donna racconta difficoltà, asprezze e traguardi che toccano in sorte a chi decide di onorare la propria identità di genere. Imparare a perdonare e a perdonarsi, riuscendo a cambiare il finale agli incubi che ci perseguitano non è impossibile, se Wonder Woman ti prende per mano.

★ Info: https://www.morellinieditore.it/scheda-libro/malusa-kosgran/la-prima-donna-9788862987103-579328.html