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lunedì 7 giugno 2010

La Riccia

(Postato sul blog di "Grazia")

Stereotipato non è un bell’aggettivo. Tutti ci illudiamo di essere originali: sentirsi accusati di essere uno qualsiasi pescato a casaccio nel mucchio addomesticato non è il massimo. Ma essere diversi è una grana: si è additati come megalomani, eccentrici, pazzi, grotteschi, eccessivi. Meglio indossare lo stesso colore degli altri che essere un colore. Se questa cosa è di per sé difficile per l’essere umano – una pianta o una pietra uguale solo a se stessa è una rarità, non un’avaria – nel mondo femminile, le circostanze si complicano.
Nell’universo delle donne non è solo l’abito a fare il monaco, ma anche il capello
L’etichetta ce l’abbiamo appiccicata sulla testa.
Nel corso di questa settimana proverò ad anatomizzare le categorie femminili in base alle chiome. Facendo parte dell’ordine delle ricce comicerò da loro, anzi, da noi…
La Donna Riccia – che da qui in avanti chiamerò DR: fa un po’ Germania dell’Est ma pazienza – parte per un week-end romantico e, per non imbarcare il bagaglio e di conseguenza far perdere istanti preziosi al proprio compagno, porta con sé solo lo stretto necessario per la toilette, illudendosi che nel bagno dello strafigo albergo a cinque stelle che ha scelto ci siano tutti i gadget per la bellezza del corpo. Appena possibile, la DR controlla la mercanzia: bagnoschiuma, shampoo, lima per unghie, eau de toilette, ago e filo, spazzola e lucido per scarpe, minispazzolino e dentificio, crema per il corpo, olio per massaggi e… stop. Orrore. Ma non lo sanno che se la DR si lava i capelli e non mette il balsamo non può permettersi di uscire dalla stanza? Che se il suo compagno la vedesse nature la scambierebbe per la fantozziana, ispida e cotonata signorina Silvani?
Ogni riccio è un capriccio. No: ogni riccio è un riccio!

Possibile che la DR debba dimostrare di essere docile e comprensiva senza manifestare il benché minimo biasimo per sfuggire a un cazzutissimo luogo comune? Ma torniamo al week-end romantico della DR. Sconvolta dalla mancanza del balsamo per capelli, la nostra è costretta ad andare dal parrucchiere e, a quel punto, decide di regolare anche il taglio, anche se Lui non se ne accorgerà mai: un boccolo rimane un boccolo anche con una voluta di meno… c’est la vie! Mentre dà gli ultimi inutili colpetti con le forbici, la parrucchiera guarda nello specchio la DR e, con voce maliziosa, le domanda la stessa cosa di sempre: “Li stiriamo?” e, tutte le volte, la DR risponde di no, deludendola. Perché mai una riccia dovrebbe voler essere liscia? Io che ho quasi 33 anni, per esempio, se tutte le volte avessi accontentato le parrucchiere che me l’hanno proposto – chi con classe e chi meno – a quest’ora sarei pelata! Terminiamo l’analisi dello stereotipo ricciuto con i soprannomi. Che la DR sia una donna non conta: è Caparezza. E vent’anni fa, quando costui era ancora nel tunnel, la situazione non era migliore: la Mannoia non era sufficiente a dare alla DR la giusta connotazione sessuale perché Branduardi era più famoso. Cogli la prima mela e colpisci il tuo nemico, DR!
Ora io mi domando: possibile mai che le ricce siano così poche? Che le Betty Boop di tutto il mondo si facciano avanti! Dimmi, di Grazia.

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